Taranto, la primavera 2026 è stata tra le 5 più miti

A differenza delle stagioni astronomiche, determinate dagli equinozi e dai solstizi, le stagioni meteorologiche sono definite per semplificare l’analisi e la comparazione dei dati climatici. Esse coincidono con i mesi del calendario, facilitando così il lavoro dei climatologi nel raccogliere, analizzare e confrontare le statistiche climatiche.

La primavera meteorologica 2026 si è conclusa con una media termica finale di 16,4°C, calcolata sulla base di rilevazioni sistematiche ogni 5 minuti, piazzandosi ufficialmente al quinto posto tra le più miti dell’ultimo secolo. Questo posizionamento non rappresenta un caso isolato, ma rispecchia fedelmente il trend climatico che sta caratterizzando il territorio a partire dagli anni 2000. È proprio nel nuovo millennio, infatti, che si concentrano i picchi termici più elevati mai registrati nel capoluogo ionico, segnando un netto distacco rispetto al passato. La primavera appena trascorsa si è attestata solo un gradino sotto le stagioni più calde in assoluto, guidate dai record storici del 2001, 2007, 2018 e 2024.

Temperature minime: un confronto impossibile con il passato

L’analisi dei valori termici minimi evidenzia in modo lampante il riscaldamento in atto, al punto che parlarne sembra aver perso quasi del tutto importanza, poiché non esiste più alcun tipo di confronto con il passato. Gli estremi storici raccontano di una Taranto decisamente più fredda: basti guardare i -2,5°C registrati a marzo 1963, gli 0,9°C di aprile 1956 o i 5,3°C del maggio 1935.

In netto contrasto, la primavera 2026 ha mostrato una realtà completamente diversa, con estremi minimi mensili che non sono scesi sotto i 7,1°C a marzo, i 9,2°C ad aprile e gli 11,1°C a maggio.

Estremi storici dimenticati

Anche le temperature massime, sia nei picchi assoluti che nei valori medi mensili, sono ormai decisamente più elevate. L’apice del caldo si è concentrato alla fine della stagione: le giornate del 27 e 28 maggio hanno fatto registrare una massima straordinaria di 32,4°C, stabilendo (ed eguagliando il giorno dopo) il nuovo record di temperatura massima mensile per maggio.

Oggi i valori medi giornalieri viaggiano su frequenze altissime, rendendo impensabili alcune giornate storiche del secolo scorso. Ad esempio, il 4 maggio 1970 a Taranto si registrò una temperatura massima di soli 12,4°C. Ancora più incredibile se paragonato a oggi è il dato del 6 marzo 1987, quando, nel noto e indimenticabile episodio nevoso che tutti ricordano, la temperatura in tutta la giornata non superò mai i 2,1°C. Valori e scenari meteorologici che appaiono ormai sideralmente lontani dalla normalità attuale.

Piogge: 22 giorni di instabilità

Se il termometro ha confermato la tendenza al riscaldamento, l’andamento delle precipitazioni ha riservato altrettante sorprese. La primavera 2026 ha chiuso con un totale di 177,8 mm di pioggia accumulata (contro una media di 110 mm), posizionandosi al decimo posto tra i valori più piovosi registrati a Taranto dall’inizio delle misurazioni sistematiche, avviate nel 1921.

Il surplus idrico è supportato anche dalla frequenza dei fenomeni: i giorni di pioggia totali sono stati infatti 22. Questo dato piazza la stagione al 12° posto tra le primavere con il maggior numero di giornate piovose nell’ultimo secolo. In linea con le norme WMO (Organizzazione Meteorologica Mondiale), il conteggio include solo i giorni che hanno registrato un accumulo pari o superiore a 1,0 mm. Il bilancio è il risultato di tre mesi molto diversi:

  • Marzo: archiviatosi come un mese “piovosissimo”, ha fornito il contributo principale al surplus idrico.
  • Aprile: ha mantenuto una linea di instabilità, chiudendo leggermente sopra la media del periodo.
  • Maggio: ha visto il ritorno a una stabilità maggiore, con precipitazioni in media o leggermente al di sotto.

Vento sostenuto e forti raffiche

La stagione è stata caratterizzata anche da una ventilazione intensa e frequente. Rispetto allo scorso anno, la velocità media del vento ha registrato un valore più elevato. Non sono mancate forti raffiche in tutti e tre i mesi, che hanno superato agevolmente la soglia dei 60 km/h:

  • Marzo: raggiunto il picco stagionale con una raffica massima di 75,2 km/h.
  • Aprile: picco di 69,8 km/h.
  • Maggio: chiusura ventosa con una raffica massima di 71,6 km/h.

In sintesi, la primavera 2026 a Taranto fotografa perfettamente l’attuale transizione climatica: una stagione segnata da temperature minime e massime proiettate verso l’alto, capace di esprimere forti venti e fasi di maltempo alternate a lunghe pause.

Renato Sansone

Giornalista scientifico iscritto all’Ordine dal 2013, ha consolidato la propria formazione attraverso il praticantato giornalistico, avviando una carriera dedicata alla divulgazione presso prestigiose testate di settore. Parallelamente all'attività redazionale, dal 2007 conduce una ricerca specialistica sui raffreddamenti radiativi nelle doline carsiche. In collaborazione con Arpa Veneto, ha approfondito dinamiche mesoclimatiche rare e ancora poco documentate, come la tracimazione del cold air pool tra sinkhole limitrofi. Esperto di monitoraggio ambientale, ha ideato e coordinato il progetto che ha portato al rilievo dello storico record di -30,8°C ai Piani del Pollino, la temperatura più bassa mai registrata nel Sud Italia.