Il mito della ‘Luna Blu’: ecco l’evento nato da un errore

Il ciclo lunare ha una durata di 29,5 giorni terrestri, ma poiché nel calendario gregoriano i nostri mesi sono composti da 30-31 giorni (eccetto Febbraio), accade che ogni 2 anni e mezzo (circa), avanzino abbastanza giorni da far comparire due pleniluni (luna piena) nello stesso mese. Un evento reale che nel linguaggio comune ha assunto la definizione di Luna Blu. Tuttavia, come vedremo, la definizione è il frutto di un clamoroso e bizzarro malinteso editoriale avvenuto nel secolo scorso.

Molti articoli giornalistici (anche in questi giorni) affermano che l’uso astronomico derivi dal celebre modo di dire inglese “once in a blue moon“, utilizzato per indicare qualcosa che accade molto raramente. La storia, documentata ufficialmente dagli storici dell’astronomia e dalla stessa rivista scientifica Sky & Telescope, dimostra che è andata esattamente al contrario.

IL PASTICCIO DEL 1946

Fino alla prima metà del Novecento, la vera definizione di Luna Blu non c’entrava nulla con i mesi del calendario. Secondo le regole del Maine Farmers’ Almanac, un antico almanacco agricolo americano, questo termine indicava la terza Luna piena di una stagione che, eccezionalmente, ne ospitava quattro anziché le solite tre.

Il pasticcio nacque nel 1946, quando l’astronomo dilettante James Hugh Pruett scrisse un articolo per la rivista Sky & Telescope. Pruett, leggendo l’almanacco contadino, interpretò male le complesse regole stagionali e ipotizzò erroneamente che la Luna Blu fosse la seconda Luna piena di un mese solare. La sua spiegazione, pur essendo sbagliata, era così semplice, orecchiabile e facile da capire che i media e le radio di tutto il mondo iniziarono a diffonderla. Con il passare dei decenni, l’errore è stato ripetuto così tante volte da essere accettato persino dagli astronomi, che oggi distinguono tra la Luna Blu “stagionale” (quella originale) e quella “mensile” nata dalla gaffe di Pruett.

LA MICROLUNA

L’orbita del nostro satellite intorno alla Terra non è un cerchio perfetto, ma un’ellisse schiacciata. Questo significa che la Luna attraversa momenti in cui è molto vicina a noi e altri in cui si trova alla massima distanza, un punto che in astronomia viene chiamato apogeo. Quando la fase di Luna piena coincide con questo punto di massima distanza, si parla di Microluna (l’esatto opposto della più celebre Superluna).

In queste ore, la Luna si trova a oltre 406.000 chilometri di distanza dalla Terra. Il risultato visivo sarà un diametro apparente leggermente più piccolo e una luminosità leggermente inferiore (difficilmente riscontrabile ad occhio nudo). Questo doppio incastro temporale tra una Luna Blu e una Microluna è talmente raro che, per vederne un altro identico, dovremo aspettare il 2053.

QUANDO LA LUNA DIVIENE REALMENTE BLU’

Se dal punto di vista astronomico il colore non cambia, esiste un caso documentato in cui la Luna può colorarsi visivamente di blu a causa di fattori strettamente terrestri e meteorologici.

Questo rarissimo fenomeno ottico si verifica solo quando l’atmosfera si riempie di minuscole particelle di fumo o di polvere vulcanica che hanno la dimensione di circa un micrometro. In queste precise condizioni, le particelle agiscono come un filtro naturale che blocca e disperde la luce rossa (la componente più calda della luce solare riflessa dal nostro satellite) e lascia passare soltanto la tonalità blu. Si tratta di eventi eccezionali legati a catastrofi planetarie, come la storica ed enorme eruzione del vulcano Krakatoa nel 1883 o gli immensi incendi boschivi che hanno colpito il Canada nel 1950.

In conclusione, alzando gli occhi al cielo in queste notti ammirerete una Luna splendida e insolitamente piccola, ma caratterizzata dal suo affascinante e classico colore grigio-argento di sempre.

Renato Sansone

Giornalista scientifico iscritto all’Ordine dal 2013, ha consolidato la propria formazione attraverso il praticantato giornalistico, avviando una carriera dedicata alla divulgazione presso prestigiose testate di settore. Parallelamente all'attività redazionale, dal 2007 conduce una ricerca specialistica sui raffreddamenti radiativi nelle doline carsiche. In collaborazione con Arpa Veneto, ha approfondito dinamiche mesoclimatiche rare e ancora poco documentate, come la tracimazione del cold air pool tra sinkhole limitrofi. Esperto di monitoraggio ambientale, ha ideato e coordinato il progetto che ha portato al rilievo dello storico record di -30,8°C ai Piani del Pollino, la temperatura più bassa mai registrata nel Sud Italia.