Il mese di settembre 2026 a Taranto si è chiuso come il più mite da quando sono nate le registrazioni degli annali idrologici. La “colonnina di mercurio” ha superato il precedente primato del 2011, lasciando al terzo posto il settembre del 2023. Questa anomalia termica rappresenta l’ennesima conferma di un trend legato al riscaldamento climatico, che vede il bacino del Mediterraneo comportarsi come un vero e proprio hotspot (un punto critico).
I numeri del primato: termometri in salita
Dal punto di vista termometrico, il mese ha registrato una temperatura media di 25.7°C. Per contestualizzare questo valore con la storia recente, basti pensare che il settembre del 2023 – già considerato eccezionalmente caldo – si era fermato a una media di 25.5°C. Due decimi di grado in più su base mensile possono sembrare pochi, ma in climatologia rappresentano uno scarto degno di nota, indice di una persistenza della massa d’aria calda sull’intero arco temporale preso in esame.
Il Dew Point: picchi estremi e giornate più secche
L’analisi dei parametri bioclimatici rivela un dettaglio legato al dew point (punto di rugiada), l’indice che misura la quantità di umidità assoluta nell’aria e determina la percezione del disagio fisico.
Guardando infatti ai valori di picco, la situazione è stata decisamente severa nei primi 20 giorni: l’estremo più alto registrato è stato di 25.3°C, un dato molto elevato che si posiziona come il secondo più alto della serie recente, superato soltanto dal picco di 25.5°C registrato nel settembre del 2024. Questo dimostra che, al netto delle temporanee tregue, i momenti di afa e disagio bioclimatico hanno toccato livelli molto alti.
Sul fronte dei fenomeni atmosferici, il mese è trascorso senza particolari scossoni meteorologici. L’assenza di transiti ciclonici o di marcati contrasti termici ha limitato la ventilazione: la raffica di vento massima ha toccato i 58.7 Km/h, un valore decisamente contenuto per il periodo di transizione stagionale.
Siccità, la totale assenza di piogge. Un solo precedente.
Nonostante l’inizio del calendario autunnale, le perturbazioni hanno completamente saltato la costa ionica. Il mese, al netto di qualche pioviggine, si è chiuso con un bilancio di 0.0 mm di pioggia accumulata. Ciò è accaduto a causa dell’assenza di fronti meteorologici organizzati. La città di Taranto e la costa ionica settentrionale, a causa dell’orografia, beneficiano saltuariamente delle precipitazioni portate dai temporali termoconvettivi, lasciando il territorio a secco.
Andando a ritroso nei registri storici (che per le precipitazioni partono dal 1921), esiste un solo precedente di settembre totalmente all’asciutto, registrato nel lontano 1943. Questo deficit idrico prolungato, unito ai valori termici così elevati, non fa che aggravare lo stato di stress degli ecosistemi locali e delle riserve idriche, inserendosi in un quadro di desertificazione (che non è la desertizzazione) progressiva che minaccia il territorio.
Conclusioni
Il settembre appena trascorso non è un episodio isolato, ma un tassello che si incastra perfettamente nel mosaico del cambiamento climatico attuale. L’alternanza tra picchi di afa, l’assoluta mancanza di piogge organizzate e il superamento dei record storici termici medi, ridefiniscono i connotati dell’autunno tarantino, sollevando interrogativi sulle strategie di adattamento necessarie per il prossimo futuro.
