Taranto, 27 Giugno 2026: cronaca di una convergenza meteorologica

Taranto è un laboratorio meteorologico a cielo aperto. La sua particolare disposizione geografica crea microclimi affascinanti, capaci di generare contrasti termici e igrometrici sbalorditivi nel giro di pochi chilometri e di pochissimi minuti. La serata di ieri, 27 Giugno 2026, ne è stata la dimostrazione; una netta linea di convergenza ha diviso in due aree il territorio cittadino, mettendo a stretto contatto il caldo torrido dell’entroterra con il caldo umido di matrice marittima. Analizziamo nel dettaglio la dinamica sinottica e gli straordinari dati registrati dalle stazioni GeoTaras.

LA CONVERGENZA

Nella serata del 27 Giugno, la Puglia centro-meridionale si è trovata sotto l’influenza di un regime anticiclonico con debole flusso sinottico dai quadranti settentrionali. Questo vento, scorrendo dalle colline della Murgia verso la costa ionica, trasportava aria decisamente calda e secca, tipica delle aree interne sottoposte a forte insolazione diurna.

Tuttavia, con il calare del sole, il gradiente termico tra la terraferma (in rapido raffreddamento) e la superficie marina ancora più fresca del Mar Grande (che trattiene il calore accumulato di giorno) ha innescato una brezza marina da Ovest. Nel momento esatto in cui questa massa d’aria marittima, densa e carica di umidità, ha impattato contro il vento sinottico settentrionale, si è originata una vera e propria convergenza serale. I modelli numerici di previsione avevano correttamente inquadrato lo scontro tra le due masse d’aria, ma la morfologia urbana di Taranto ha agito come un amplificatore termodinamico.

La convergenza. Credit: GeoTaras

I DATI

Le brezze serali sono per loro natura piuttosto deboli e faticano, almeno inizialmente, a superare l’ostacolo meccanico rappresentato dall’alta densità di edifici della città. Questa barriera artificiale ha probabilmente acuito il fenomeno, intrappolando il vento caldo e secco sul versante settentrionale, permettendo invece alla brezza marina di investire liberamente e rapidamente il versante opposto.

I dati registrati dalle stazioni meteorologiche locali descrivono una forbice climatica elevata tra i due quartieri della stessa città. Presso la stazione di Taranto Montegranaro, sul versante meridionale, alle ore 20:05 si respirava ancora un’aria calda e secca da nord-ovest, con ben 33.2°C e umidità ferma al 36%. Appena venti minuti dopo, con l’irruzione del vento da Ovest dal Mar Grande, la colonnina di mercurio è letteralmente crollata di 3.3°C, assestandosi a 29.9°C. Questo repentino refrigerio ha però portato con sé l’anima del mare: l’umidità relativa è schizzata al 69% e il dew point è salito verticalmente da 16.7°C a 24.1°C, trasformando il caldo da torrido ad afoso.

Il crollo termico a Taranto Montegranaro e il balzo del punto di rugiada.

Nello stesso identico lasso di tempo, sul versante opposto di Taranto Borgo, il vento medio da N/NO ha continuato a resistere indisturbato fino alle 21:00. Qui la discesa termica è stata lenta, costante e quasi impercettibile, passando da 33.1°C a 32.6°C, con l’umidità che è rimasta confinata tra il 37% e il 39%. Per circa mezz’ora, i due versanti di Taranto hanno vissuto in due mondi paralleli, separati da quasi 3°C di temperatura, un divario di umidità del 33% e una differenza del punto di rugiada di ben 7°C.

IL RIALLINEAMENTO

Come da manuale meteorologico, queste micro-discrepanze si sono poi riassorbite. Verso le 22:10, il vento da Ovest ha perso temporaneamente energia sul versante Sud, permettendo al vento murgiano di riguadagnare terreno e far risalire la temperatura a Montegranaro fino ai 30.7 °C. I valori di umidità, pian piano si sono venuti incontro e la convergenza è venuta meno.

Il definitivo passaggio alla normalità notturna si è compiuto intorno alle 23:20, quando il raffreddamento radiativo delle aree interne ha attivato la tipica e uniforme brezza di terra da N/E su tutto il territorio, alternandosi al vento sinottico. Da questo momento, l’area a Nord è tornata a registrare un valore termico inferiore, proprio perché esposta alla debole ventilazione settentrionale.

Questo episodio ci ricorda quanto la micro-meteorologia urbana possa essere affascinante e complessa: una singola città, due mari e, per una sera, due climi completamente diversi.

PER APPROFONDIRE:

Renato Sansone

Giornalista scientifico iscritto all’Ordine dal 2013, ha consolidato la propria formazione attraverso il praticantato giornalistico, avviando una carriera dedicata alla divulgazione presso prestigiose testate di settore. Parallelamente all'attività redazionale, dal 2007 conduce una ricerca specialistica sui raffreddamenti radiativi nelle doline carsiche. In collaborazione con Arpa Veneto, ha approfondito dinamiche mesoclimatiche rare e ancora poco documentate, come la tracimazione del cold air pool tra sinkhole limitrofi. Esperto di monitoraggio ambientale, ha ideato e coordinato il progetto che ha portato al rilievo dello storico record di -30,8°C ai Piani del Pollino, la temperatura più bassa mai registrata nel Sud Italia.