Il respiro di Taranto: storie di brezze tra 2 mari

Vi è mai capitato di percepire quel venticello piacevole che sale dallo Ionio nel pomeriggio, o quel respiro fresco che arriva dall’entroterra durante una notte stellata? Questi venti non sono casuali, né direttamente imputabili alle grandi configurazioni atmosferiche. Si manifestano prevalentemente in condizioni di debole forcing sinottico, ovvero quando il vento associato alle strutture bariche di larga scala risulta assente o poco influente. In tali condizioni l’atmosfera diventa sensibile ai gradienti termici locali, permettendo lo sviluppo di circolazioni termiche secondarie; movimenti d’aria generati da contrasti di temperatura tra superfici adiacenti: mare e terra, città e campagna, pianura o valli e rilievi. L’insieme di questi moti prende il nome di brezze.

La fisica delle brezze

Dal punto di vista fisico, il meccanismo alla base delle brezze è legato alla diversa inerzia termica delle superfici. Durante il giorno il suolo continentale si riscalda più rapidamente rispetto all’acqua, che possiede una maggiore capacità termica e rimescolamento verticale. L’aria a contatto con il suolo si scalda, diminuisce di densità e tende a salire, instaurando una zona di pressione relativamente più bassa. Per compensazione, aria più fresca e densa fluisce dal mare verso la terraferma, dando origine alla brezza marina.
Durante la notte il processo si inverte: il suolo perde calore più rapidamente per irraggiamento, mentre il mare conserva temperature più elevate. L’aria prossima al terreno si raffredda, aumenta di densità e tende a muoversi per gravità verso le zone più basse, generando la brezza di terra, spesso assimilabile a un flusso di tipo catabatico.

Le brezze a Taranto

Già lo scienziato Luigi Ferrajolo, nelle sue pubblicazioni, aveva sottolineato l’intensità e la persistenza di queste circolazioni, riconoscendone il ruolo fondamentale nella definizione del microclima locale.

“Il regime dei venti è caratteristico e costante nel periodo estivo da maggio a settembre in cui dominano le brezze di terra e di mare. Verso le 9 del mattino si leva un leggero venticello di ponente che gira verso sud nel pomeriggio aumentando di forza fin verso le 15, poi decresce per cessare verso le ore 19. Tra le 21 e le 22 ripiglia la brezza di terra che soffia fra N e NE fin verso le 6 e le 7 del mattino. Quanto alla velocità, le brezze oscillano fra 6 e 15 km all’ora; raggiungono alla volte 20 km/h.”

Nel contesto tarantino, la brezza diurna soffia prevalentemente dai quadranti occidentali, con origine dal Mar Grande. Essa si presenta spesso ben strutturata all’interno dello strato limite atmosferico (boundary layer), penetrando nel tessuto urbano e subendo una progressiva trasformazione. L’interazione con la città comporta un aumento dell’attrito meccanico, una maggiore turbolenza e uno scambio termico continuo con le superfici artificiali, che tendono a riscaldare la massa d’aria e a ridurre il gradiente termico originario. Procedendo verso l’interno la brezza marina perde gradualmente le sue caratteristiche più “pure”. In questi momenti la costa sud tarantina risulta mediamente più fresca rispetto a quella nord.

La brezza notturna, al contrario, si manifesta più frequentemente dai quadranti Nord-Orientali o orientali e trae origine dai rilievi murgiani. In questo scenario assume un ruolo centrale la formazione del cold air pool, ovvero l’accumulo di aria fredda e densa nei bassi strati atmosferici. Durante le notti serene e stabili, l’aria a contatto con il suolo, grazie anche all’apporto di questo flusso più fresco, si raffredda rapidamente per irraggiamento, diventando più pesante e ristagnando nelle aree pianeggianti o lievemente depresse, fino a formare una vera e propria cupola di aria fredda superficiale che man mano si gonfia verso l’alto. Al contrario della brezza diurna, le aree esposte a Nord risultano ora più fresche (Fig.1).

Rilevamenti dei valori termici con il dispositivo MeteoTracker con vento di brezza da N/E

Il fenomeno dell’inversione termica

Quest’ultimo assetto termico favorisce la formazione di una inversione termica radiativa, in cui la temperatura aumenta con la quota anziché diminuire. In tali condizioni, gli edifici più elevati possono trovarsi al di sopra dello strato freddo, risultando esposti a una ventilazione sinottica. E’ quanto si riscontra periodicamente alla stazione meteorologica di Taranto Montegranaro (ubicata a 64 m s.l.m.). È una configurazione tipica delle notti stabili, in cui la stratificazione atmosferica riduce il rimescolamento verticale e amplifica le differenze termiche sia orizzontali sia verticali.

L’isola di calore e la densita’ degli edifici

Il tessuto urbano, come detto, interviene ulteriormente nel modulare queste circolazioni. Le superfici antropizzate alterano il flusso attraverso attrito, deviazioni locali e rilascio di calore accumulato durante il giorno. Se la brezza diurna tende a riscaldarsi procedendo verso Nord-Est, la brezza di terra si origina più fredda nelle aree rurali e mantiene le sue caratteristiche termiche fino all’ingresso in città, più mite, dove viene progressivamente modificata.

Il respiro di Taranto

Il capoluogo Ionico, per la sua posizione unica tra Mar Grande e Mar Piccolo, è orograficamente predisposto alle brezze. L’interazione tra due bacini marini crea un sistema di circolazioni locali complesso e difficilmente soggetto a completa calma di vento.
Ed è solo alla fine che la scienza lascia spazio alla suggestione: le brezze sono il respiro quotidiano della città, un movimento debole ma incessante, che accompagna le giornate e le notti, rinfresca, mescola, trasporta. Un dialogo silenzioso tra mare, terra e aria che, a Taranto, non smette mai di raccontare la profonda identità del suo territorio.

Figura.1 – I valori termici rilevati durante una notte serena e soggetta al regime di brezza notturna

I rilevamenti

Nelle notti serene e con vento sinottico assente, la cupola di aria più fredda è risultata meno evidente, se non del tutto assente, nelle aree iniziali e centrali di Viale Virgilio, dove i valori sono risultati simili a quelli rilevati nella superficie superiore e instabile del lago di aria fredda (>50 m s.l.m.). I massimi termici sono stati puntualmente registrati nei pressi del comando provinciale dei Carabinieri e sino all’area adicente Via Lucania, aree protette dagli edifici più alti.
I valori hanno subìto modifiche anche lungo la direttrice est-ovest, principalmente a causa dell’assenza di aree verdi e per la notevole densità antropica. Recentemente è stato osservato un picco termico nei pressi della Camera di Commercio, dovuto probabilmente alla recente costruzione dello stadio del nuoto, che ha in parte sostituito una superficie naturale tendente al raffreddamento radiativo.

In Fig.2, ulteriore sessione osservativa condotta con datalogger Termio-1 dotato di sonda termica Pt-1000 inserita in uno schermo solare professionale Barani Meteoshield Pro-3.

Fig.2 – Rilevamenti cittadini che denotano il raffreddamento della sponda nord quando soffia la brezza di terra dai rilievi murgiani.

Bibliografia

  • Clima di Taranto, in “Taras, Rivista di Demografia, Statistica e Storia”, I, (1926), n. 1-2, pp. 290-291.

Renato Sansone

Giornalista scientifico iscritto all’Ordine dal 2013, ha consolidato la propria formazione attraverso il praticantato giornalistico, avviando una carriera dedicata alla divulgazione presso prestigiose testate di settore. Parallelamente all'attività redazionale, dal 2007 conduce una ricerca specialistica sui raffreddamenti radiativi nelle doline carsiche. In collaborazione con Arpa Veneto, ha approfondito dinamiche mesoclimatiche rare e ancora poco documentate, come la tracimazione del cold air pool tra sinkhole limitrofi. Esperto di monitoraggio ambientale, ha ideato e coordinato il progetto che ha portato al rilievo dello storico record di -30,8°C ai Piani del Pollino, la temperatura più bassa mai registrata nel Sud Italia.