L’efficacia della vegetazione contro l’isola di calore urbana

I materiali che rivestono le nostre città si comportano come enormi spugne termiche: catturano la radiazione solare durante il giorno per poi rilasciarla gradualmente nell’ambiente, soprattutto nelle ore notturne. Questo fenomeno, noto come “isola di calore urbana“, amplifica in modo drammatico la pericolosità e l’intensità delle ondate di calore. Per correre ai ripari, la contromisura più diffusa a livello globale è da sempre la piantumazione di alberi, sfruttando la capacità delle chiome di ombreggiare le superfici e bloccare l’assorbimento termico. Tuttavia, un nuovo studio internazionale lancia un avvertimento chiaro: per progettare il verde pubblico non bastano le buone intenzioni, ma serve una strategia precisa.

Se da un lato le metropoli globali investono cifre sempre più alte nella forestazione, dall’altro l’adozione di piani standardizzati rischia di rivelarsi insufficiente o, in determinati contesti, persino controproducente per il benessere dei cittadini. Il punto di partenza per comprendere questa dinamica è che il comfort umano all’aperto non è legato esclusivamente alla temperatura dell’aria. Fattori complessi come l’irraggiamento, il calore riflesso dalle superfici, il tasso di umidità, la radiazione solare diretta e la circolazione dei venti giocano un ruolo cruciale. Proprio per questo motivo, un piano di forestazione potrebbe portare a risultati completamente differenti se replicato in un’altra città.

LA FORZA DEL VERDE

Per fare luce su queste dinamiche, un’indagine comparativa sul campo ha analizzato l’impatto di diverse tipologie di vegetazione in tre città simbolo: Melbourne (clima temperato), Monaco di Baviera (continentale fresco) e Hong Kong (subtropicale umido). I dati raccolti indicano che i sistemi vegetali stratificati — capaci di unire alberi, arbusti e piante tappezzanti nello stesso spazio — offrono un potere rinfrescante di gran lunga superiore rispetto alla presenza di soli alberi.

Lo studio, condotto nella stagione estiva, ha messo a confronto tre scenari precisi: aree urbane totalmente prive di vegetazione, zone con soli alberi e spazi caratterizzati da vegetazione multistrato.

Quest’ultimo concetto si riferisce alla disposizione delle piante su più livelli verticali che crescono in sinergia. Invece di limitarsi a piantare alberi isolati su una base di cemento o asfalto, il sistema stratificato ricrea la struttura biologica di un bosco naturale, combinando tre livelli principali:

  • Lo strato arboreo (alto): composto dagli alberi, che offrono ombra dall’alto e schermano i raggi solari diretti.
  • Lo strato arbustivo (medio): formato da cespugli e arbusti che riempiono lo spazio intermedio, assorbono il calore e fungono anche da barriere visive e acustiche.
  • Lo strato erbaceo o tappezzante (basso): costituito da erba e piante perenni che rivestono il terreno, impedendo al suolo o all’asfalto di accumulare calore e riducendo l’irraggiamento che rimbalza verso i pedoni.

TRA PERCEZIONE E REALTA’

Oltre alla temperatura dell’aria, i monitoraggi si sono concentrati sulla “temperatura radiante media“, ovvero l’energia termica che le pareti degli edifici e le strade proiettano direttamente sui passanti. A Melbourne, la presenza di alberi lungo le strade ha ridotto la temperatura radiante percepita dai pedoni di oltre 18°C rispetto alle zone esposte al sole diretto. Questo dato dimostra che, anche di fronte a variazioni minime della temperatura dell’aria, il solo beneficio dell’ombra migliora nettamente la sensazione di fresco.

A Monaco di Baviera, invece, i risultati migliori in assoluto sono arrivati proprio dalla vegetazione stratificata. L’integrazione coordinata di alberi, cespugli e manti erbosi nei viali e nei parchi ha ridotto lo stress termico pomeridiano di quasi 8°C rispetto ai punti aperti e privi di verde.

Infine, anche la metropoli di Hong Kong ha tratto un enorme beneficio dall’ombra prodotta dalle chiome fitte e sovrapposte degli alberi. Tuttavia, in questo contesto i risultati complessivi sono apparsi più altalenanti e discontinui a causa delle particolari condizioni di umidità della regione.

EFFETTO SERRA URBANO E CIRCOLAZIONE DEI VENTI

L’analisi comparativa mette in luce un paradosso fondamentale: una maggiore quantità di piante non equivale sempre a un maggiore benessere per la popolazione. Se la struttura e il posizionamento della vegetazione non si integrano perfettamente con l’ambiente circostante, rischiano di innescare dinamiche negative.

Ad Hong Kong, ad esempio, la fitta vegetazione ha talvolta incrementato l’umidità atmosferica, limitando il potere rinfrescante naturale delle piante. Nei climi secchi la traspirazione vegetale (il rilascio di vapore acqueo dalle foglie) contribuisce ad abbassare le temperature; al contrario, nelle città già sature di umidità questo vapore extra rende l’aria ancora più afosa e ostacola la naturale evaporazione del sudore umano, peggiorando il comfort termico.

Un fenomeno altrettanto critico si è verificato in alcune vie strette di Monaco di Baviera, dove l’eccessiva densità di alberi e arbusti ha finito per ostacolare il passaggio del vento. Questo vero e proprio isolamento ha intrappolato l’aria calda a livello del suolo e ha rallentato la dispersione dei gas di scarico dei veicoli, compromettendo gravemente la qualità dell’aria per i passanti.

VERSO UNA FORESTAZIONE SU MISURA

I dati raccolti dimostrano l’inefficacia delle politiche urbane basate su obiettivi puramente quantitativi, spesso copiati da altre realtà, come la semplice percentuale di copertura arborea. I pianificatori moderni devono necessariamente considerare la larghezza delle strade, la ventilazione naturale e il microclima locale. L’obiettivo non è ridurre la piantumazione, ma raffinarne drasticamente la progettazione.

Nei parchi e nelle grandi aree aperte, la vegetazione a più livelli (alberi, arbusti ed erba) garantisce il massimo raffrescamento possibile e, al contempo, stimola la biodiversità locale. Nei viali cittadini più densi e stretti, al contrario, diventa fondamentale bilanciare la richiesta di ombra con la necessità vitale di mantenere liberi i flussi d’aria per la ventilazione stradale.

Le amministrazioni locali devono quindi superare la vecchia abitudine di misurare il successo delle proprie politiche ambientali contando semplicemente il numero di fusti piantati. Il focus deve spostarsi sulla disposizione geometrica, sulla densità e sulla tipologia delle specie scelte. L’efficacia della transizione ecologica delle nostre città dipende fortemente dalla loro conformazione urbana e dalle specificità climatiche locali. Oggi il verde pubblico non è più una mera scelta estetica, ma un investimento in cui il design della piantumazione conta esattamente quanto la quantità di piante inserite.

Bibliografia:

Rahman, M.A. et al. (2026). The Microclimate and Human Thermal Comfort Impacts of Increased Vegetation Complexity in Urban Streets and Greenspaces. In: Cheshmehzangi, A., Alidoust, S., Chen, W.Y., Fuller, R. (eds) Nature in Cities, Nurturing Cities. Urban Sustainability. Springer, Singapore. https://doi.org/10.1007/978-981-95-5487-4_6

Renato Sansone

Giornalista scientifico iscritto all’Ordine dal 2013, ha consolidato la propria formazione attraverso il praticantato giornalistico, avviando una carriera dedicata alla divulgazione presso prestigiose testate di settore. Parallelamente all'attività redazionale, dal 2007 conduce una ricerca specialistica sui raffreddamenti radiativi nelle doline carsiche. In collaborazione con Arpa Veneto, ha approfondito dinamiche mesoclimatiche rare e ancora poco documentate, come la tracimazione del cold air pool tra sinkhole limitrofi. Esperto di monitoraggio ambientale, ha ideato e coordinato il progetto che ha portato al rilievo dello storico record di -30,8°C ai Piani del Pollino, la temperatura più bassa mai registrata nel Sud Italia.