Siamo in estate e molte persone cercano refrigerio in riva al mare e immergendosi in acqua. Qualcuno preferisce le spiagge, qualcun altro le coste rocciose. Nel Tarantino, soprattutto sul versante salentino, non è raro poi incontrare bellissime calette sabbiose che si insinuano tra le coste rocciose.
Incontri ravvicinati sotto costa: alla scoperta del paguro
Ebbene, in queste ultime situazioni e soprattutto a livello delle scogliere, può capitare di incontrare un simpaticissimo animaletto: il paguro. I paguri sono crostacei decapodi, caratterizzati, come suggerisce il nome del gruppo, dalla presenza di cinque paia di appendici toraciche. Tra le specie più comuni del Mediterraneo troviamo Clibanarius erythropus.
L’arte del trasloco: come il paguro protegge il suo corpo molle
Questi crostacei possiedono una parte dell’addome priva di un esoscheletro rigido e, per questo motivo, vanno alla ricerca di una conchiglia delle dimensioni più appropriate grazie alla quale possono proteggere la porzione più delicata del loro corpo. L’addome è inoltre ricurvo, caratteristica che gli permette di adattarsi meglio alla forma interna della conchiglia e di fare maggiore presa nel caso in cui un predatore tenti di estrarlo per cibarsene.
La muta: il momento più vulnerabile
Essendo dotato di un esoscheletro, durante la propria crescita, il paguro deve compiere diverse mute. È proprio durante questa fase che l’animale è particolarmente vulnerabile alla predazione: dopo aver abbandonato il vecchio esoscheletro, quello nuovo è ancora molle e non completamente sclerificato. Il paguro deve quindi attendere che il proprio corpo abbia acquisito le dimensioni adeguate e che il nuovo rivestimento raggiunga la consistenza necessaria per proteggerlo adeguatamente.
Subito dopo l’abbandono dell’esuvia, cioè del vecchio esoscheletro rigido, il nuovo rivestimento è ancora molle e il corpo del paguro aumenta rapidamente di volume, soprattutto grazie all’assunzione di acqua, che contribuisce a distendere il nuovo esoscheletro prima che questo si indurisca. La successiva sclerificazione avviene attraverso la deposizione di sali minerali, in particolare di calcio, tra cui il carbonato di calcio. Con la crescita, la conchiglia occupata può diventare progressivamente troppo piccola e il paguro dovrà quindi cercarne una nuova, più adatta alle proprie dimensioni.
Un condominio sottomarino: attinie e vermi come compagni di stanza
Alcune specie di paguri possono inoltre ospitare sulla propria conchiglia delle attinie. Grazie ai loro tentacoli urticanti, questi animali possono offrire al paguro un’ulteriore protezione dai predatori. Il paguro, naturalmente, deve trasportare un peso maggiore, ma il vantaggio in termini di difesa può compensare questo costo. L’attinia, dal canto suo, viene trasportata dal paguro e può beneficiare dei resti di cibo lasciati durante la sua alimentazione. Anche all’interno della conchiglia possono essere presenti altri ospiti, come un polichete commensale che si nutre degli scarti alimentari del paguro. Quando questi scarseggiano, il verme può affacciarsi all’esterno della conchiglia per procurarsi il cibo. Il polichete beneficia quindi sia della protezione offerta dalla conchiglia sia della presenza del paguro, mentre quest’ultimo non sembra ricevere vantaggi particolarmente evidenti, sebbene sia stata ipotizzata una possibile funzione di pulizia da parte del polichete.
A ciascuno la sua conchiglia: una scelta di strategica
La scelta della conchiglia può variare anche in relazione all’ambiente in cui vive la specie di paguro. Negli ambienti tidali, dove è maggiore il rischio di disidratazione durante i periodi di emersione, possono essere preferite conchiglie capaci di trattenere una maggiore quantità d’acqua. In ambienti più profondi, invece, la scelta può essere maggiormente legata alla necessità di ottenere una buona protezione nei confronti dei predatori. Talvolta può anche capitare che più paguri si scambino la conchiglia. Questo fenomeno può verificarsi soprattutto quando più animali si incontrano e hanno esigenze differenti legate alle dimensioni della propria “casa”: si creano delle vere e proprie code di attesa, con uno scambio sequenziale di conchiglie sino a quando ogni nuovo paguro avrà soddisfatto le proprie esigenze.
Dieta e predatori
I paguri sono essenzialmente detritivori, ovvero si nutrono di resti vegetali e animali (es. carcasse di pesci) e piccoli crostacei. Tra i suoi predatori vi sono grandi crostacei, polpi, pesci e uccelli marini.
Proteggiamo l’ecosistema marino
È importante ricordare che non bisogna raccogliere né infastidire questi animali, che devono poter svolgere le loro normali attività in tranquillità. Un paguro non è un giocattolo, ma un elemento importante per l’ecosistema marino. E ricordate: non raccogliete e non portate via le conchiglie dal mare. Potrebbero diventare la futura casa di un paguro o, addirittura, contenerne già uno.
