Come leggere gli spaghi Ensemble

Uno degli strumenti più preziosi, precisi e consultati dagli appassionati e dai professionisti della meteorologia sono i cosiddetti “spaghi”, che nel linguaggio scientifico prendono il nome tecnico di meteogrammi Ensemble. Capire il funzionamento logico di questi grafici è molto più intuitivo di quanto si possa pensare e bastano davvero pochissimi secondi di osservazione per interpretare la tendenza del tempo per i successivi giorni.

UN SISTEMA CAOTICO

L’atmosfera è un sistema caotico e come tale soggetto a variazioni che possono stravolgere l’evoluzione del tempo nel corso dei giorni siuccessivi. Per ovviare a questo problema di imprevedibilità, i supercomputer non elaborano una sola previsione lineare, ma lanciano contemporaneamente una serie numerose di simulazioni distinte, solitamente nell’ordine di 20-51 scenari (che prendono il nome di membri perturbati) a seconda del modello.

Ognuna di queste elaborazioni parte da condizioni atmosferiche iniziali leggermente modificate e alterate rispetto a quelle reali, proprio per testare la solidità e la stabilità della tendenza del tempo nel lungo periodo. Ciascuna simulazione indipendente traccia poi una propria linea colorata sullo schermo, e l’insieme finale di tutte queste traiettorie genera visivamente il fitto intreccio grafico che ricorda, appunto, una manciata di spaghi (Cluster).

LEGGERE GLI SPAGHI

La regola fondamentale per una corretta lettura si basa sull’armonia delle linee: quando tutti gli spaghi di quel modello corrono vicini, paralleli e compatti tra loro a formare un unico fascio stretto, significa che quello specifico modello matematico è estremamente sicuro della tendenza individuata, conferendo alla sua previsione una percentuale di affidabilità interna molto elevata. Al contrario, man mano che lo sguardo si sposta in avanti nei giorni, le linee tendono fisiologicamente ad aprirsi, a dividersi e a disporsi a ventaglio, un segnale inequivocabile che il modello sta calcolando scenari divergenti al suo interno e che l’incertezza sulla tendenza meteorologica futura sta aumentando in modo considerevole.

TEMPERATURA A 850 hPa

L’asse verticale del grafico non mostra i valori di temperatura direttamente al suolo, bensì alla quota geopotenziale di 850 hPa, che corrisponde mediamente a circa 1500 metri di altezza rispetto al livello del mare. La scelta metodologica di utilizzare questa specifica quota altimetrica è cruciale, poiché l’aria presente a un chilometro e mezzo di altezza non risente di tutte quelle micro-interferenze termiche che avvengono a livello del terreno. Questa quota rappresenta quindi la carta d’identità termica della massa d’aria che si sta muovendo su scala continentale e che si appresta a invadere il nostro territorio.

Elaborazione GeoTaras

Per tradurre in modo pratico il dato della temperatura in quota e comprendere quale valore termico si registrerà effettivamente in pianura, non ci si può affidare a un calcolo matematico fisso, poiché tante sono le variabili in gioco. La complessa orografia del territorio italiano e le dinamiche locali creano frequenti eccezioni in cui questa proporzione matematica lineare cessa del tutto di funzionare. Tuttavia, conoscendo l’area in questione è possibile ipotizzare un range di valori, che nel caso di Taranto, possono variare tra 9°C e 15°C circa. Un valore di +20°C a 850 hPa, porterà molto probabilmente valori diurni compresi tra 29°C e 35°C. Ad esempio, correnti meridionali mitigheranno i valori termici con incremento dell’umidità relativa, e viceversa per le correnti settentrionali.

TEMPERATURA A 500 hPa

La temperatura all’altezza geopotenziale di 500 hPa corrisponde a circa 5.500 metri di altitudine ed è fondamentale per comprendere la dinamica atmosferica. A questa quota transitano le saccature, i promontori anticiclonici e gran parte delle perturbazioni che determinano il tempo in superficie. Valori molto bassi indicano aria fredda in alta quota, mentre valori più elevati sono associati ad aria più stabile.

PRECIPITAZIONI

La parte inferiore del diagramma mostra la previsione delle precipitazioni espressa in millimetri. Ogni linea colorata rappresenta la quantità di pioggia prevista da un singolo membro dell’ensemble. A differenza della temperatura, le precipitazioni sono molto più difficili da prevedere: è normale che gli spaghi risultino molto dispersi. Quando molti membri mostrano un picco nello stesso momento, aumenta la probabilità che si verifichi un evento piovoso.

Se invece solo pochi membri prevedono precipitazioni mentre gli altri rimangono vicini allo zero, significa che la pioggia è possibile ma con bassa probabilità, oppure che esiste ancora molta incertezza sull’evoluzione. È importante ricordare che gli spaghi delle precipitazioni non indicano dove pioverà con precisione, ma mostrano la probabilità che un determinato scenario produca fenomeni.

TREND

Proprio per questa distanza fisica tra la libera atmosfera e il terreno, il segreto per usare correttamente questo grafico consiste nel comprendere che, più dei singoli valori assoluti previsti al suolo, ciò che conta davvero è il trend che si delinea. Guardare gli spaghi aiuta a capire se la temperatura è destinata a salire bruscamente, a crollare sotto i colpi di un fronte freddo o a rimanere stazionaria in una fase di calma.

È la traiettoria d’insieme del fascio di linee a svelarci il destino meteorologico dei giorni successivi, mostrandoci la tendenza della massa d’aria prima ancora che si traduca in numeri precisi sui nostri termometri.

Renato Sansone

Giornalista scientifico iscritto all’Ordine dal 2013, ha consolidato la propria formazione attraverso il praticantato giornalistico, avviando una carriera dedicata alla divulgazione presso prestigiose testate di settore. Parallelamente all'attività redazionale, dal 2007 conduce una ricerca specialistica sui raffreddamenti radiativi nelle doline carsiche. In collaborazione con Arpa Veneto, ha approfondito dinamiche mesoclimatiche rare e ancora poco documentate, come la tracimazione del cold air pool tra sinkhole limitrofi. Esperto di monitoraggio ambientale, ha ideato e coordinato il progetto che ha portato al rilievo dello storico record di -30,8°C ai Piani del Pollino, la temperatura più bassa mai registrata nel Sud Italia.