Taranto: Giugno 1982 e il record mensile di temperatura massima

Mentre l’Italia intera sognava a occhi aperti il riscatto di Paolo Rossi ai Mondiali di calcio in Spagna, poche migliaia di chilometri più a Sud il deserto del Sahara stava per scrivere una pagina di storia meteorologica indelebile per la città dei due mari e l’arco ionico. Giugno 1982 non fu un mese qualunque; il respiro rovente dell’Africa trasformò la provincia di Taranto in un forno a cielo aperto, superando i record mensili dell’epoca (che nel caso del capoluogo Ionico e di alcuni comuni della provincia resistono ancora).

ANALISI SINOTTICA

Una profonda saccatura atlantica, affondando verso le Isole Azzorre, innescò per risposta dinamica una poderosa risalita di un promontorio subtropicale sahariano. La carta dei geopotenziali rivela una struttura di alta pressione eccezionalmente robusta, con valori che superano i 592 gpdm sul Mezzogiorno. Questa “cupola” generò intensi moti di subsidenza: l’aria, scendendo dai livelli superiori verso il suolo, si compresse e si riscaldò ulteriormente, inibendo ogni formazione nuvolosa e stabilizzando l’intera colonna atmosferica.

Mentre la cupola in quota garantiva stabilità, alla quota di 850 hPa (circa 1500 metri s.l.m.) scorreva il “fiume” di aria rovente. Le mappe termiche mostrano una lingua di calore che avvolse la Sicilia e il Sud Italia, con isoterme comprese tra +28°C e +24°C. In meteorologia, valori simili sono predittori di temperature al suolo estremamente alte: con una tale energia termica a disposizione, le pianure interne della Sicilia, della Puglia, della Basilicata e della Calabria videro il termometro schizzare diffusamente oltre i 40°C, sotto un cielo carico di pulviscolo sahariano. In superficie, una ventilazione debole di Scirocco aumentò il disagio fisico lungo le coste a causa dell’incremento dell’umidità per evaporazione marina.

I DATI STORICI

Gli Annali Idrologici della Regione Puglia fotografano alla perfezione l’eccezionalità di quei giorni. Ecco la radiografia delle temperature massime registrate nelle stazioni della provincia:

ITALIA SPACCATA IN DUE

Nelle ore in cui i tarantini cercavano un rifugio dalla calura, i giornali dell’epoca descrivevano uno scenario diverso nel resto del Paese. Il Sud Italia combatteva contro i drammatici incendi boschivi e i blackout elettrici causati dall’improvviso picco nei consumi. A quel periodo si deve il vero e proprio boom di massa dei condizionatori, grazie all’introduzione della tecnologia split proveniente dal Giappone, che rese i dispositivi più economici, silenziosi e facili da installate sui balconi o sulle facciate dei palazzi.

L’EREDITA’ DI GIUGNO 1982

Prima dell’avvento dei grandi mutamenti climatici degli anni duemila, l’ondata di calore del Giugno 1982 rimase per un quarto di secolo il termine di paragone per il caldo precoce in Puglia. Un evento estremo che dimostra quanto il territorio ionico, seppur oggi inglobato nell’hotspot climatico causato dal riscaldamento globale, sia stato sempre vulnerabile alle improvvise “fiammate” sahariane.

Renato Sansone

Giornalista scientifico iscritto all’Ordine dal 2013, ha consolidato la propria formazione attraverso il praticantato giornalistico, avviando una carriera dedicata alla divulgazione presso prestigiose testate di settore. Parallelamente all'attività redazionale, dal 2007 conduce una ricerca specialistica sui raffreddamenti radiativi nelle doline carsiche. In collaborazione con Arpa Veneto, ha approfondito dinamiche mesoclimatiche rare e ancora poco documentate, come la tracimazione del cold air pool tra sinkhole limitrofi. Esperto di monitoraggio ambientale, ha ideato e coordinato il progetto che ha portato al rilievo dello storico record di -30,8°C ai Piani del Pollino, la temperatura più bassa mai registrata nel Sud Italia.