Neviere: antiche testimoni del clima passato

Fino agli inizi del XX secolo, la neve non era soltanto un fenomeno atmosferico: era una risorsa preziosa, indispensabile nella vita quotidiana. In un’epoca priva di energia elettrica, il ghiaccio serviva per conservare gli alimenti, per scopi medici e persino per preparare bevande fresche durante i mesi più caldi.

Un clima molto diverso da oggi

Per comprendere davvero il ruolo della neve, bisogna immaginare un contesto climatico profondamente diverso dall’attuale. Tra il XVI e il XIX secolo si verificò la cosiddetta Piccola era glaciale, un periodo caratterizzato da temperature medie più basse e inverni spesso rigidi. Tra gli episodi più emblematici spicca il 1816, passato alla storia come “l’anno senza estate”.

Le cause di questo raffreddamento furono probabilmente molteplici: una minore attività solare, un’intensa attività vulcanica e cambiamenti nella circolazione termoalina degli oceani. A questo si aggiunge il fatto che si trattava di un’epoca preindustriale, quindi naturalmente più fredda (circa 1,5°C in meno) rispetto a oggi, prima dell’impatto del riscaldamento globale.

Nel Sud Italia, e in particolare nelle aree pugliesi, ciò si traduceva in inverni decisamente più freddi rispetto a quelli attuali. Le nevicate interessavano con regolarità anche le zone collinari e, non di rado, raggiungevano le coste.

Il ruolo delle neviere

In questo contesto si inseriscono le neviere: strutture ingegnose, parzialmente interrate e costruite con spesse mura in pietra. Al loro interno venivano accumulati strati di neve di circa 50 cm, separati da paglia per migliorarne la conservazione. Grazie all’elevata inerzia termica della pietra, queste costruzioni riuscivano a mantenere temperature basse anche durante l’estate, permettendo di conservare la neve per mesi.

Diffusione sul territorio

Le neviere erano diffuse in tutto il territorio provinciale, spesso nei pressi delle masserie. Si trovavano sia sulle Murge sia a quote più basse, in luoghi dove oggi sarebbe difficile immaginare nevicate frequenti. Località come Statte, Grottaglie, San Marzano di San Giuseppe e perfino Taranto città erano, nei periodi più favorevoli, interessate da nevicate sufficienti a garantire la raccolta della neve per l’estate.

Nella Valle d’Itria, una delle neviere più importanti era quella di Petra Nevara, tra Martina Franca e Locorotondo, ancora oggi visibile come testimonianza storica.

Interni della neviera nei pressi della chiesa di Sant’Antonio ai Cappuccini, Martina Franca (TA)

Quando la neve diventava una merce

La neve, proprio per il suo valore, divenne una vera e propria merce. Il porto di Taranto rappresentava un nodo commerciale strategico: qui arrivava la neve raccolta nell’entroterra, in zone come Mottola e Martina Franca, ma anche quella trasportata via mare dalla Calabria.

Una lezione dal passato

Le neviere raccontano una doppia storia. Da un lato, sono una preziosa testimonianza di un clima diverso da quello attuale; dall’altro, mostrano la straordinaria capacità di adattamento delle società rurali.
In un mondo senza le comodità moderne, si riusciva a vivere sfruttando le risorse naturali in modo ingegnoso, mantenendo un equilibrio con l’ambiente che oggi appare sempre più difficile da raggiungere.

Christian Lacoppola

Studente di Economia, coniuga la formazione accademica con una profonda passione per la meteorologia, il clima e la fotografia. Da sempre attento osservatore dei fenomeni naturali e atmosferici, unisce l’analisi del territorio alla narrazione documentale attraverso articoli e immagini. Nel corso degli anni ha sviluppato una ricerca fotografica volta a catturare paesaggi ed eventi meteorologici, focalizzandosi su dettagli spesso invisibili a uno sguardo distratto. Questo percorso gli ha valso diversi riconoscimenti in concorsi fotografici organizzati da SIGEA Puglia, esperienze che hanno consolidato la sua sensibilità verso l’ambiente e la comunicazione visiva. Alla produzione d’immagine affianca l’attività di divulgazione, scrivendo approfondimenti dedicati ai cambiamenti climatici e alla meteorologia con l’obiettivo di offrire un’informazione chiara, accurata e accessibile. Attraverso il suo lavoro, condivide progetti e riflessioni sul legame tra uomo, clima e territorio, raccontando il mondo naturale con un approccio autentico e coinvolgente.