Marzo 1987, quando il gelo e la neve conquistarono la Puglia

Il marzo del 1987 è rimasto scolpito nella memoria collettiva per l’intensa avvezione fredda che interessò l’Italia, portando la neve in gran parte del Centro-Sud, inclusa la città di Taranto. A distanza di quasi quarant’anni, in un contesto climatico profondamente mutato, quel ricordo resta indelebile per chi ha vissuto quei giorni straordinari.

Dal punto di vista meteorologico l’evento fu eccezionale per intensità, durata e per la pesante anomalia rispetto alle medie stagionali: sebbene marzo segni l’inizio della primavera meteorologica, quell’anno si trasformò in un evento rigidissimo.

UN’AVVEZIONE STORICA

Dopo un avvio mite, le temperature a Taranto città crollarono tra il 4 e il 18 marzo, raggiungendo un picco minimo di -2.4°C. Per quattro volte la “Città dei Due Mari” scese sotto lo zero e per sette giorni si registrarono gelate, accompagnate da abbondanti nevicate che imbiancavano il paesaggio dal pomeriggio fino al mattino successivo.

Il 6 marzo 1987 la temperatura non superò i 2.1°C, stabilendo il record assoluto di temperatura massima più bassa mai registrata in città nel mese di marzo. Per nove giorni consecutivi il termometro non superò mai i 6.4°C, facendo registrare valori decisamente insoliti per il capoluogo ionico. Tra il 5 e l’11 marzo la neve raggiungeva la costa nel pomeriggio, per poi sciogliersi lentamente sotto il sole marzolino del mattino.

SCENARI FIABESCHI

In provincia si registrarono scenari mozzafiato, con oltre 80 cm di neve sulle alture murgiane. Le temperature toccarono punte gelide: Martina Franca scese sotto i -6.0°C, Crispiano a -4.7°C, Grottaglie a -4.5°C e Castellaneta a -4.0°C. Seguirono San Giorgio Ionico (-3.6°C), Avetrana (-3.4°C), Massafra e Ginosa (-3.0°C), Talsano (-2.8°C), Lizzano (-2.1°C) e Manduria (-1.0°C). Nelle aree extraurbane il freddo fu ancora più pungente, con i -8.2°C registrati a Gioia del Colle e i -6.4°C rilevati all’aeroporto adiacente alla strada statale Taranto-Grottaglie, dove i disagi alla circolazione furono pesantissimi.

IL RITORNO ALLA NORMALITA’

Dopo quasi due settimane di freddo ininterrotto, la situazione iniziò a mutare a partire dal 19-20 marzo. L’alta pressione tornò a espandersi sul Mediterraneo, riportando correnti più miti che fecero sciogliere rapidamente il manto bianco. Giunti alla vigilia dell’equinozio, la primavera si riappropriò finalmente del suo ruolo: le temperature massime tornarono a salire, regalando un clima gradevole che rese le nevicate dei giorni precedenti un ricordo surreale, come un sogno invernale incastonato nel cuore di marzo.

Taranto era candida e il silenzio della notte era interrotto dal sibilo dei gelidi venti di origine siberiana. Quell’evento invogliò molta gente a scendere in strada per giocare a palle di neve, godendosi un evento d’altri tempi che, ancora oggi, fa sognare chi ebbe la fortuna di viverlo.

Renato Sansone

Giornalista scientifico iscritto all’Ordine dal 2013, ha consolidato la propria formazione attraverso il praticantato giornalistico, avviando una carriera dedicata alla divulgazione presso prestigiose testate di settore. Parallelamente all'attività redazionale, dal 2007 conduce una ricerca specialistica sui raffreddamenti radiativi nelle doline carsiche. In collaborazione con Arpa Veneto, ha approfondito dinamiche mesoclimatiche rare e ancora poco documentate, come la tracimazione del cold air pool tra sinkhole limitrofi. Esperto di monitoraggio ambientale, ha ideato e coordinato il progetto che ha portato al rilievo dello storico record di -30,8°C ai Piani del Pollino, la temperatura più bassa mai registrata nel Sud Italia.