Il monitoraggio dei dati meteorologici della stazione di rilevamento di Taranto Borgo ci ha offerto, nella serata del 18 febbraio 2026, un caso studio di indubbio interesse. Il grafico in allegato (Fig.1) mostra un’evidente instabilità della curva termica (linea blu) che, dopo il calo post-tramonto dovuto all’irraggiamento notturno, interrompe la sua discesa per dare vita a una serie di oscillazioni repentine. Questa dinamica è il risultato di un serrato confronto tra due flussi d’aria dalle caratteristiche fisiche contrapposte.
LA DINAMICA DELLO SCONTRO
A determinare questo scenario è l’interazione tra il flusso sinottico dai quadranti sud-occidentali e la brezza di monte proveniente dall’entroterra.
Il vento sinottico di Libeccio, alimentato da una differenza di pressione su scala mediterranea, trasporta aria mite e umida proveniente dal Mar Tirreno. Il suo ingresso sullo Ionio è favorito dall’orografia: esso attraversa l’Appennino e trova nella Valle del Coscile il corridoio naturale per incanalarsi (Fig.2).
L’EFFETTO VENTURI
La valle agisce come un vero e proprio “ugello”. Quando un flusso d’aria è costretto a passare attraverso una sezione più stretta, la sua velocità aumenta proporzionalmente alla restrizione, secondo il teorema di Bernoulli. Questo effetto fa sì che il vento sinottico, sbucando con forza all’uscita della valle sulla Piana di Sibari, mantenga un’elevata energia cinetica. Ciò gli permette di proiettarsi con decisione verso il Golfo di Taranto (Figura 2), mantenendo le sue caratteristiche di massa d’aria più calda e meno densa.
LA BREZZA DI MONTE
Con il raffreddamento del suolo subito dopo il tramonto, l’aria a contatto con l’immediato entroterra (più riparato rispetto alla costa) diventa più fredda e pesante, scivolando verso la costa per gravità.
DIDATTICA METEOROLOGICA: IL FRONTE DI BREZZA E LO SCALZAMENTO
L’aspetto più affascinante di questa analisi risiede nella fisica dei fluidi. Poiché l’aria fredda della brezza è più densa, essa non si mescola immediatamente con il vento sinottico, ma si comporta come un cuneo fluido che si insinua rasente al suolo.
Si viene così a creare un vero e proprio fronte di brezza spesso circa 50 metri: lo strato d’aria fredda, avanzando sotto quella mite, spinge quest’ultima verso l’alto. Quando la brezza è dominante, il fronte si “gonfia” verso l’alto, saturando i bassi strati e facendo crollare la temperatura rilevata. Tuttavia, non appena il vento sinottico subisce un rinforzo dinamico (visibile nei picchi della linea arancione), grazie alla spinta ricevuta dal passaggio orografico, riesce a rompere lo strato di inversione termica, scalzando a sua volta la brezza e riportando aria mite al suolo, provocando le improvvise risalite termiche visibili nel grafico.
EVOLUZIONE E ROTAZIONE
L’analisi mostra inoltre come il sistema sia in continuo equilibrio precario. La leggera flessione termica osservata durante la rotazione del vento dai quadranti sud-orientali (pallini blu) testimonia le fasi di transizione: il vento, ruotando, modifica il suo angolo di incidenza rispetto alla costa, permettendo momentaneamente alla brezza di riprendere terreno prima di un nuovo rinforzo del flusso principale. È una vera e propria danza atmosferica dove la densità e la velocità del vento decidono, minuto dopo minuto, il valore termico registrato in città. I dati mostrano nella serata di ieri e questa notte variazioni di 3°C in circa 15 minuti. Dai dati della Protezione civile Regione Puglia – Centro Funzionale Decentrato (CFD) – si evincono valori molto bassi sul versante occidentale, dovuti all’assenza del vento sinottico, frenato dalla catena appenninica (Fig.3). Al contrario, la costa orientale, molto esposta al flusso mite, fa registrare valori a doppia cifra.


