Lo spinarello: biologia e segreti di un piccolo abitante delle acque dolci

In questo articolo saranno esposte le caratteristiche bio-eco-etologiche di una specie ittica dulcacquicola presente nella nostra provincia: lo spinarello Gasterosteus aculeatus L.

Ci sono pochi studi relativi all’abbondanza e alla distribuzione di questa specie nella nostra provincia e, di conseguenza, i dati disponibili risultano piuttosto scarsi. Infatti, trattandosi di un pesce d’acqua dolce e considerando che il nostro territorio non è caratterizzato né da un ampio reticolo fluvio-lacustre, né tantomeno dalla presenza di molti corsi perenni, i siti in cui questa specie può trovare habitat idonei alla propria presenza sono necessariamente limitati.

In base ai dati di presenza attualmente noti, lo spinarello apparirebbe quindi piuttosto localizzato nella provincia di Taranto. In particolare, durante alcuni monitoraggi faunistici finalizzati allo studio di altre specie animali, lo scrivente ha potuto riscontrare la presenza dello spinarello in almeno due siti. Inoltre, un ulteriore sito di presenza è stato evidenziato grazie ad alcuni monitoraggi sulla flora e sulla fauna dulcacquicole pugliesi. Tuttavia è ampiamente plausibile che la presenza dello spinarello possa essere ulteriormente riscontrata in altri siti.

Piccolo, ma inconfondibile

Questa specie è tutt’altro che grande: la femmina solitamente raggiunge dimensioni di circa 7-8 cm, mentre, nei casi record, può arrivare a 12 cm. Il maschio è generalmente più piccolo, ma decisamente più appariscente durante il periodo riproduttivo.

Il dimorfismo sessuale è caratterizzato sia dalla differenza di taglia tra maschi e femmine, sia dalla livrea molto più evidente che i maschi assumono durante il periodo riproduttivo. In questa fase del ciclo biologico, infatti, i maschi, altrimenti caratterizzati da una livrea simile a quella delle femmine, acquisiscono una caratteristica colorazione rosso-arancio a livello della gola e del ventre.

Il complesso rituale riproduttivo

Durante il periodo riproduttivo, che va da marzo a luglio, i maschi diventano molto territoriali e scacciano gli altri maschi dalla propria area di pertinenza. All’interno di questo territorio, preferenzialmente in prossimità di zone caratterizzate da fondale sabbioso e abbondanza di vegetazione, è sempre il maschio a costruire il nido.

Si tratta di una struttura a forma di cupola, realizzata con materiali vegetali che vengono saldati tra loro grazie a una secrezione mucillaginosa emessa dalla papilla urogenitale e prodotta dai reni. Una volta costruito lo scheletro con il materiale vegetale, la cupola viene ricoperta di sabbia, in modo che sia visibile soltanto un’entrata.

Il nido è infatti caratterizzato da un tunnel centrale, all’interno del quale il maschio invita la femmina a entrare attraverso una particolare danza a zig-zag, affinché questa possa deporvi le uova all’interno. Dopo la deposizione, il maschio entrerà nel tunnel e feconderà le uova, che si schiuderanno dopo un periodo variabile in funzione della temperatura dell’acqua: a 14-15 °C, l’incubazione dura circa 10 giorni.

Un padre davvero esemplare

Il maschio sorveglierà poi le uova e, mediante le pinne pettorali, provvederà anche a generare un opportuno flusso d’acqua allo scopo di ossigenarle. Dopo la schiusa, gli avannotti saranno seguiti ancora dal maschio per i primi giorni. Insomma, un vero e proprio padre esemplare! Infine, i piccoli spinarelli si disperderanno tra la vegetazione acquatica e cominceranno a nutrirsi di zooplancton.

Cosa mangia lo spinarello?

È una specie carnivora: gli adulti si alimentano di invertebrati quali molluschi, crostacei e insetti, sia allo stadio larvale sia adulto, oltre che di avannotti e altre piccole prede.

Dalle acque dolci a quelle salmastre

Questa specie è eurialina, ovvero presenta un’ampia capacità di vivere in acque caratterizzate da differenti livelli di salinità. Infatti, possiamo ritrovarla nelle risorgive, nei tratti medio-bassi dei corsi d’acqua, negli estuari e nelle acque salmastre. Predilige acque caratterizzate da corrente debole o moderata, limpide, ben ossigenate e ricche di vegetazione sommersa.

Le minacce per la specie

Lo spinarello è una specie che teme molto la cementificazione degli alvei fluviali, l’eccessivo prelievo idrico, l’inquinamento delle acque e la predazione esercitata da specie alloctone. A livello globale, la specie è considerata “a basso rischio”, mentre a livello italiano non è valutabile, in quanto risulta essere una specie non nativa ma storicamente introdotta.

Illustrazione: Manuél Marra, ideazione e indicazioni dell’autore; immagine realizzata mediante intelligenza artificiale generativa, 2026.

Manuel Marra

Laureato in Scienze Naturali con indirizzo in conservazione delle natura e delle sue risorse presso l'Università degli Studi di Bari Aldo Moro, attualmente lavora per Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) come responsabile dell'Oasi Lipu Gravina di Laterza. Ha ottenuto sempre presso l'Ateneo barese il titolo di dottore di ricerca in Scienze Ambientali ed è Guida Ambientale Escursionistica associata AIGAE. Consulta le pubblicazioni scientifiche