Cielo sereno in mattinata, il caldo che diventa opprimente e poi, improvviso, un boato. Nel giro di pochi minuti, alcuni quartieri della cittร si ritrovano sotto un autentico muro di pioggia, capace di allagare le strade e mandare in tilt il traffico, mentre a pochi chilometri di distanza non cade nemmeno una goccia.
Nel linguaggio dei social e della cronaca locale, la sentenza scatta immediata: โTaranto colpita da una bomba dโacquaโ. Unโespressione suggestiva, efficace, ma che i meteorologi rifiutano con fermezza. Perchรฉ?
Semplicemente perchรฉ questo neologismo รจ ๐ฌ๐๐ข๐๐ง๐ญ๐ข๐๐ข๐๐๐ฆ๐๐ง๐ญ๐ ๐ฌ๐๐จ๐ซ๐ซ๐๐ญ๐ญ๐จ. Se sfogliaste un manuale di meteorologia, la parola “bomba d’acqua” non comparirebbe mai. Si tratta di un clichรฉ giornalistico, una metafora bellica nata per fare clamore.
Genera panico anzichรฉ informare, non ha parametri scientifici, diventa un alibi per il territorio.
La lingua italiana possiede giร tutti i termini necessari per descrivere questi eventi senza scadere nel sensazionalismo. Quando ci troviamo di fronte a questi fenomeni, la meteorologia parla di ๐๐ฎ๐๐ข๐๐ซ๐๐ ๐ข๐จ, ossia una pioggia intensa e concentrata in un periodo di tempo molto breve (intensitร di almeno 30 mm per ora).
