Può capitare di vederlo sfrecciare a tutta velocità nei pressi dei corpi idrici, talvolta sentendo anche il suo verso, un sibilo che può essere ripetuto più volte. È il martin pescatore Alcedo atthis L., un coloratissimo uccello che vive anche dalle nostre parti. Per la nostra provincia sono note alcune nidificazioni. È molto facile avvistarlo nel periodo invernale, dove frequenta zone umide costiere salate, salmastre, e dulcacquicole, coste marine, fiumi, laghi, ecc., insomma è facilmente osservabile sia a livello di aree umide interne sia costiere.
Una vistosa livrea che nasconde
Il suo aspetto può ingannare l’osservatore facendo intendere che sia sempre e comunque molto visibile proprio a causa dei suoi bellissimi colori, ma in realtà questa pigmentazione rappresenta un efficace modo per mimetizzarsi. Immaginiamo un martin pescatore in volo sull’acqua, osservato dall’alto: il dorso, con le sue tonalità cangianti, tende a confondersi con i riflessi della superficie del corpo idrico.
Quando invece è posato, il petto color ruggine può mimetizzarsi con lo sfondo sabbioso o fangoso della riva, oppure con i ramoscelli e la vegetazione degli ambienti ripariali. Quando viene disturbato o percepisce un pericolo, compie voli bassi e diretti, cercando di raggiungere rapidamente un riparo all’interno della vegetazione.
Un piccolo missile colorato
Questa specie è dotata di una colorazione davvero molto affascinante, il dorso è bluastro, con una zona mediana verticale, dal capo fino alle penne timoniere, più chiara, turchese con riflessi metallici. Il petto e il ventre appaiono aranciati-rossastri, mentre la gola è bianca. Questo missile colorato pesa intorno ai 35-40 grammi e ha una lunghezza di 16-17 cm. Il becco del maschio è nero sia superiormente sia inferiormente mentre la femmina possiede la parte inferiore del becco più chiara.
La riproduzione
Il periodo riproduttivo di questa specie va da aprile a luglio ma i corteggiamenti possono iniziare anche prima. Il maschio offre in dono del pesce alla femmina e, nel momento in cui la imbecca, non molla subito la presa. Questo atteggiamento provoca una sorta di danza dovuta all’ondeggiamento verso l’alto e il basso del capo da parte di entrambi i partner, tale comportamento è un modo per rafforzare il legame di coppia e rappresenta il preludio all’accoppiamento.
Durante questo rituale si assiste anche all’incrocio dei becchi tra i partner. Tutto ciò avviene comunque dopo che entrambi i sessi hanno già provveduto a scavare il nido su pareti sabbiose o argillose. Il tunnel scavato solitamente ha una lunghezza di circa un metro e alla fine dello stesso c’è una camera che sarà utilizzata per la deposizione delle uova.

Credit: Illustrazione originale: Manuél Marra, realizzata con AI (OpenAI).
Dalle uova ai primi voli
Le uova (in media 6-7) si schiudono dopo una ventina di giorni e i piccoli, implumi e con gli occhi chiusi, vengono alimentati soprattutto con insetti e piccolissimi pesci; dopo circa 10 giorni aprono gli occhi e sono in grado di mangiare piccoli pesci, contestualmente, anche la richiesta di cibo si fa più insistente.
Il cibo viene procurato da entrambi i genitori. L’involo avviene a circa 25 giorni dalla schiusa. Per qualche tempo i giovani saranno alimentati ancora dai genitori ma subito dopo verranno allontanati e ci sarà la fase di dispersione. Il martin pescatore, infatti, è una specie molto territoriale e non tollera l’intrusione di conspecifici che sconfinano in territori altrui.
Un predatore specializzato
La dieta è caratterizzata essenzialmente da piccoli pesci, ma in alcuni casi anche da una discreta componente di insetti, che arriva in alcuni casi sino al 20%.
Pressioni, minacce, tutela e conservazione
Tra le principali minacce vi sono la cementificazione degli alvei fluviali o comunque la scomparsa e l’alterazione degli habitat, l’inquinamento delle acque e i cambiamenti climatici.
Il martin pescatore è considerato a basso rischio nella lista rossa italiana, ma in un peggiore stato di conservazione rispetto alla precedente valutazione. Questa specie è protetta dalla Legge 157/92, dalla Direttiva Comunitaria Uccelli 2009/147/CE (Allegato I) e dalla Convenzione di Berna (Allegato II).
