Dalle Americhe all’Europa: profilo botanico e storico dell’amaranto comune

L’amaranto comune Amaranthus retroflexus L. è una pianta erbacea annuale caratterizzata da un fusto eretto, scanalato e con apice ricurvo, da cui deriva il nome specifico retroflexus. Cresce comunemente ai margini di strade e sentieri, negli orti, nei campi coltivati e negli ambienti ruderali. Originario delle Americhe, si è ormai diffuso in quasi tutto il mondo ed è oggi considerato una specie cosmopolita.

STORIA E DIFFUSIONE

Presso le civiltà precolombiane, in particolare Aztechi e Inca, l’amaranto rivestiva un ruolo di grande importanza sia nell’alimentazione sia nelle pratiche religiose e rituali. Alcune cerimonie prevedevano l’impiego di impasti ottenuti dai semi mescolati ad altri ingredienti, usati nella realizzazione di figure rituali. Dopo la conquista spagnola, queste pratiche furono osteggiate e, in molte aree, le coltivazioni di amaranto vennero proibite o distrutte.

L’ARRIVO DELLA PIANTA IN ITALIA

Nel nostro territorio non è difficile incontrarlo, dove risulta una pianta molto comune. In Italia l’amaranto fu introdotto nel XVI secolo; secondo alcune fonti la sua diffusione è legata al botanico e naturalista marchigiano Gherardo Cibo, che contribuì a far conoscere numerose specie esotiche.

UTILIZZI GASTRONOMICI

Le foglie giovani sono commestibili e possono essere consumate sia crude, nelle insalate, sia cotte in sformati. È consigliabile raccoglierle dall’inizio della primavera fino ai primi mesi estivi, preferibilmente prima della fioritura, poiché successivamente tendono ad assumere un sapore più amarognolo e una consistenza più fibrosa.

PROPRIETA’ NUTRIZIONALI DEI SEMI

Anche i semi sono edibili: una volta maturi ed essiccati possono essere utilizzati in modo analogo ai cereali, sebbene botanicamente siano definiti pseudocereali. Sono particolarmente ricchi di proteine di elevato valore biologico, aminoacidi essenziali – tra cui la lisina, generalmente scarsa nei cereali –, acidi grassi insaturi, fibre, ferro, calcio e altri sali minerali.

CONTROINDICAZIONI E CONSIGLI PER LA RACCOLTA

È opportuno ricordare che, come molte altre specie appartenenti alla famiglia delle Amarantacee, l’amaranto può accumulare quantità significative di nitrati, soprattutto se cresce in terreni ricchi di azoto. Per questo motivo è consigliabile consumarlo con moderazione e raccogliere esemplari provenienti da ambienti non inquinati e lontani da fonti di contaminazione. Per tal motivo è anche doveroso non utilizzare l’acqua di bollitura, nella quale i nitrati tendono ad accumularsi.

Bibliografia e sitografia

  • Acta Palntarum. Amaranthus retroflexus. https://www.actaplantarum.org/forum/viewtopic.php?t=58514
  • Beiser, R. (2015). Piante selvatiche commestibili: come identificarle, raccoglierle e prepararle. Italia: Ricca editore.
  • Caneva, G., Fascetti, S., & Pontrandolfi, M. A. (1997). Le piante alimentari spontanee della Basilicata. Consiglio regionale di Basilicata, Ufficio stampa.

Manuel Marra

Laureato in Scienze Naturali con indirizzo in conservazione delle natura e delle sue risorse presso l'Università degli Studi di Bari Aldo Moro, attualmente lavora per Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) come responsabile dell'Oasi Lipu Gravina di Laterza. Ha ottenuto sempre presso l'Ateneo barese il titolo di dottore di ricerca in Scienze Ambientali ed è Guida Ambientale Escursionistica associata AIGAE. Consulta le pubblicazioni scientifiche