Nella giornata odierna, 13 luglio 2026, la città di Taranto è tornata a fare i conti con l’incubo del fuoco. Un vasto incendio si è sviluppato nelle prime ore del pomeriggio, interessando l’area esterna boscata a ridosso del perimetro industriale dell’ex-Ilva, lungo la via per Massafra. Una densa colonna di fumo nero è stata visibile anche a distanza.
Le indagini preliminari e le prime testimonianze convergono che l’innesco è avvenuto in un’area di accumulo di rifiuti situata all’esterno dello stabilimento. Da questo focolaio primario, le fiamme si sono propagate con estrema rapidità alla macchia mediterranea circostante, creando un fronte di fuoco di complessa gestione.
L’INNESCO DEGLI INCENDI BOSCHIVI
Gli incendi boschivi rappresentano un fenomeno complesso e distruttivo, la cui comprensione scientifica è fondamentale per la prevenzione e la gestione. Contrariamente a credenze comuni, l’innesco e la propagazione del fuoco seguono principi fisici e chimici ben definiti, spesso influenzati da fattori ambientali e antropici.
La scienza chiarisce che il calore solare da solo non può innescare un incendio in assenza di una fonte di calore esterna o di una reazione chimica specifica. Nel caso odierno, la presenza di rifiuti ha agito da “accelerante” e da “innesco antropico”.
| Causa dell’Incendio | Frequenza Statistica (Italia) | Meccanismo Scientifico |
|---|---|---|
| Naturali | < 2% | Quasi esclusivamente fulmini durante temporali secchi. |
| Dolose | 45-55% | Intenzionalità umana (piromania, interessi economici, ritorsioni). |
| Colpose | 35-40% | Negligenza (mozziconi, bruciatura residui agricoli, scintille da macchinari). |
È importante sottolineare che l’innesco da materiali di scarto o accumuli di rifiuti, sebbene non direttamente legato all’autocombustione solare, può fungere da catalizzatore, specialmente se i materiali presenti hanno basse temperature di ignizione o rilasciano sostanze infiammabili. Questi focolai possono raggiungere temperature di combustione elevate, facilitando l’accensione della vegetazione circostante anche a distanza per irraggiamento termico.
LA CHIMICA DELLA COMBUSTIONE: OLTRE LA BIOMASSA
La composizione chimica dei fumi prodotti da un incendio varia significativamente in base al tipo di combustibile. Mentre la combustione di biomassa vegetale produce principalmente anidride carbonica (CO2), vapore acqueo e particolato fine (PM10 e PM2.5), la combustione di materiali non naturali può liberare un’ampia gamma di sostanze tossiche.
La combustione incontrollata di materiali come plastiche o altri composti clorurati, in presenza di ossigeno e temperature elevate, può favorire la sintesi di Diossine (PCDD) e Furani (PCDF). Questi sono composti organici persistenti noti per i loro effetti nocivi sull’ambiente e sulla salute umana. Oltre a diossine e furani, un incendio che coinvolge materiali eterogenei può disperdere:
- Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA): prodotti dalla combustione incompleta di sostanze organiche.
- Metalli Pesanti: liberati dalla vaporizzazione di residui industriali o altri materiali contenenti metalli.
- Ossidi di Azoto e Zolfo (NOx, SOx): irritanti per le vie respiratorie e precursori delle piogge acide.
LA FISICA DELLA PROPAGAZIONE
La propagazione del fuoco è governata da tre fattori fisici interconnessi, spesso definiti il “Triangolo della Propagazione“:
Carico di Combustibile: la quantità e il tipo di vegetazione presente influenzano direttamente l’intensità e la velocità di propagazione. La macchia mediterranea, ad esempio, è ricca di resine e oli essenziali che agiscono come combustibili altamente infiammabili.
Condizioni Meteorologiche e Topografia: vento, temperatura, umidità e la conformazione del terreno (pendenze, valli) giocano un ruolo cruciale. Il vento può accelerare il fronte di fuoco e trasportare scintille, mentre le pendenze favoriscono la risalita delle fiamme. La topografia può anche creare turbolenze d’aria che influenzano la direzione e la velocità di propagazione.
Innesco (o Calore): la fonte di energia (es. scintilla, calore, fiamma libera) che avvia la reazione.
Uno dei meccanismi più insidiosi è il Fire Spotting (Lancio di Tizzoni). Le correnti convettive generate dal calore intenso dell’incendio possono sollevare frammenti ardenti (tizzoni), trasportandoli a distanza e innescando nuovi focolai “a salto” oltre le barriere fisiche naturali o artificiali.
LA NECESSITA’ DI UNA GESTIONE SCIENTIFICA DEL TERRITORIO
La prevenzione e la gestione degli incendi boschivi richiedono un approccio scientifico e integrato. La creazione e la gestione di aree buffer gestite attivamente – ovvero zone cuscinetto a bassa densità di vegetazione e totalmente prive di materiali combustibili – è scientificamente riconosciuta come lo strumento principale per mitigare il rischio e proteggere i confini tra aree naturali e insediamenti umani o industriali.
Le fasce boscate e le aree incolte a ridosso del perimetro dell’ex-Ilva e delle grandi arterie stradali diventano troppo spesso ricettacolo di scarichi abusivi e rifiuti di ogni genere. Quando le competenze sulla manutenzione, sulla pulizia delle sterpaglie e sulla rimozione delle discariche illegali rimbalzano tra enti e proprietà private, il territorio perde i suoi scudi protettivi.
La rimozione dei rifiuti e la sfalciatura non sono semplici interventi di decoro urbano, ma pilastri fondamentali della sicurezza pubblica e ambientale. Solo attraverso il monitoraggio costante, la certezza delle responsabilità gestionali e l’applicazione rigorosa delle conoscenze scientifiche è possibile impedire che una scintilla si trasformi nell’ennesimo disastro ambientale per la comunità.
